M270 Multiple Launch Rocket System (MLRS)

SINTESI STORICA

foto: Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America (US DoD)

 

I PRESUPPOSTI STORICI E DOTTRINALI

Il programma MLRS prende il via contemporaneamente alla ricostruzione dell'Esercito americano dopo la lunga crisi conseguente al ritiro dal Vietnam e con la conseguente individuazione dei futuri nemici delle forze armate della NATO.
Infatti, dopo il fallimento dell'impegno americano nel sud-est asiatico, apparve evidente che il maggior impegno statunitense sarebbe stato in Europa a fianco delle truppe del nostro continente per arginare i possibili attacchi da parte delle forze del Patto di Varsavia.
Il punto cardine da cui si partiva, evidente fin dagli anni '50, era che nel settore centrale della NATO (la Germania), ma anche in quello più a sud (l'Italia), il Patto disponeva di una schiacciante superiorità militare in campo convenzionale al quale era assai difficile far fronte sia per l'entità del dislivello tra le forze sia per motivi puramente geostrategici: la maggior parte degli obiettivi importanti in Germania si trovava a ridosso del futuro fronte o a così piccola distanza da esso da rendere impossibile il ricorso ad una guerra manovrata convenzionale.
La prima soluzione data negli anni '50 al problema era molto sbrigativa e certamente poco piacevole per il popolo tedesco, si trattava in pratica di ricorrere immediatamente all'impiego di ordigni nucleari senza utilizzare preventivamente forze convenzionali (risposta totale). Ovviamente questa soluzione aveva due gravi problemi collaterali: il primo era la possibilità tutt'altro che remota che tale utilizzo fosse il prologo ad una "escalation" nucleare che avrebbe coinvolto anche le forze cosiddette strategiche, il secondo la certezza di trasformare la Germania (e probabilmente anche tutto il Triveneto qualora l'attacco si fosse sviluppato anche in Italia) in una terra desolata ed inabitabile.
Negli anni seguenti la prima soluzione a questi problemi fu quella di pensare ad un limitato impiego di armi nucleari, al cui ricorso si doveva giungere solo dopo il reale tentativo di arginare le truppe comuniste con mezzi convenzionali. Tale dottrina divenne universalmente nota con il nome di "risposta flessibile". Rimaneva però totalmente irrisolto il divario di forze che pendeva sempre e comunque a favore delle truppe del Patto di Varsavia, ciò avrebbe comunque costretto la NATO a ricorrere all'uso di ordigni nucleari con le già accennate ripercussioni.
Con l'introduzione della dottrina della risposta flessibile fu necessario elaborare opportune tattiche. La prima di esse si basava sul contrattacco ed era di tipo classico basandosi sulla necessità che le forze NATO, sottoposte ad attacco, dovessero mantenere alcuni capisaldi di manovra per poi attaccare nel punto più delicato dello schieramento. Tale dottrina, in auge dal 1965 al 1975, aveva il suo principale limite nell'evidenza che anche il punto più debole dello schieramento avversario sarebbe stato comunque troppo forte per le forze NATO. Nel 1976 si passò quindi al concetto di "difesa attiva" o di "concentrazione difensiva" cioè nella concentrazione delle forze nel punto ritenuto più debole salvo poi spostarle in altra zona quando questo fosse stato rinforzato. L'idea era sostanzialmente buona ma, data la situazione delle forze in campo, alla fine in ogni caso fallimentare perché basata su di un concetto di combattimento comunque troppo statico e logorante.
A questo si aggiunse lo shock causato dalla guerra arabo-israeliana del 1973 quando Israele era stato sul punto di essere distrutto da forze che utilizzavano appieno la dottrina sovietica dello "scaglionamento delle forze". In pratica, dato l'enorme numero di veicoli corazzati a disposizione, questi venivano utilizzati a scaglioni che avanzando sostituivano quelli di prima linea, alimentando di continuo il combattimento con forze fresche.
Pertanto limitarsi a contrastare la prima linea dimenticando completamente le retrovie avrebbe portato sicuramente alla sconfitta.
Bisognava di conseguenza contrastare la prima linea e contemporaneamente attaccare gli scaglioni arretrati confidando anche sulla tipica impostazione sovietica che regolava pedissequamente la catena comando impedendo l'autonomia dei comandanti,  creando così strutture molto rigide e di conseguenza vulnerabili.
Gli Stati Uniti, consci della situazione e della possibilità di immettere in servizio nuovi ed assai moderni sistemi d'arma, elaborarono due dottrine complementari che, opportunamente adattate, gli avrebbe portati alla vittoria durante la Guerra del Golfo.
Si trattava della  dottrina

- AIRLAND BATTLE

e di

- DEEP STRIKE

Tali dottrine furono elaborate nella seconda metà degli anni '70 dal neocostituito TRADOC (TRAining and DOctrine Command) sotto la guida dei generali Creighton Abrams e Bill Depuy seguendo l'innovativo motto:

"Vincere la prima battaglia della prossima guerra"

Esse, e più in particolare AIRLAND BATTLE, vedevano il loro cardine nell'adozione di cinque nuovi sistemi d'arma:

- il carro armato M1 ABRAMS (per l'Europa il tedesco Leopard 2 e l'inglese Challenger),

- il veicolo da combattimento per la fanteria M2 BRADLEY (per l'Europa il tedesco Marder e l'inglese Warrior)

- l'elicottero da combattimento AH-64 APACHE,

- l'elicottero da trasporto UH-60 BLACKHAWK,

- il sistema difensivo antiaereo (più tardi anche antimissile) PATRIOT.

A questi sistemi si aggiunse ben presto una fondamentale pedina destinata a rivoluzionare il concetto stesso di utilizzo dell'artiglieria pesante in una battaglia che vedeva la sua principale caratteristica nella fluidità di manovra: il lanciarazzi multiplo MLRS.

foto: Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America (US DoD)

LO SVILUPPO DEL SISTEMA MLRS

Le prime specifiche per il nuovo veicolo vennero emesse dal TRADOC nella prima metà degli anni '70 e nel 1976 venne istituito un apposito ufficio presso il Comando Missilistico dell'US Army con la responsabilità di sviluppare ed industrializzare il sistema. L'anno successivo venne indetta una gara alla quale parteciparono la Boeing e la LTV Aerospace (ora Lockeed Martin Vought System Corporation, LMVS) per la costruzione di alcuni prototipi da sottoporre alle necessarie prove per la seguente scelta del modello da adottare. Entrambi i prototipi utilizzavano il medesimo chassis (XM993, poi M993) ma erano dotati di un lanciatore diverso uno dall'altro. Inizialmente i razzi previsti avevano diametro di 210 mm ma questo, su richiesta europea, fu in seguito aumentato a 227 mm per permettere l'inserimento nei razzi della mina anticarro tedesca AT2. I prototipi furono ampiamente testati dal dicembre 1979 al febbraio 1980 e nel maggio di quell'anno venne proclamato vincitore il veicolo presentato da LTV. La produzione per l'US Army iniziò nel 1982 ed i primi lanciarazzi entrarono in servizio pochi mesi dopo presso la 1^ Divisione di Fanteria (il Grande Uno Rosso).
Mentre lo sviluppo del lanciarazzi proseguiva, alcune nazioni europee richiesero di costruire ed adottare per le proprie Forze Armate la nuova arma. A tal scopo il 14 luglio 1979 venne firmato un primo Memorandum of Understanding (MoU) ovvero un accordo di massima tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania. A questi stati si aggiunse poco dopo l'Italia mentre altre nazioni, pur non costruendo direttamente il veicolo, lo adottarono in diversi esemplari per i loro eserciti.
L'accordo tra Stati Uniti e nazioni europee prevedeva inoltre un la creazione di un sistema logistico integrato in misura superiore a quanto avuto con altri progetti di collaborazione industriale.
Tale accordo prevedeva inoltre che le nazioni europee costruissero unicamente il modello configurato per il lancio di dodici razzi M26 a differenza degli Stati Uniti che erano in procinto di dotarsi anche della versione in grado di lanciare due missili ATACMS.
Dato che si prevedeva che il maggior numero di esemplari entrasse in servizio nell'Esercito tedesco, la Germania si trovò immediatamente in posizione prevalente rispetto agli altri stati tanto che il suo Ufficio Federale per le Tecnologie Militari e le Acquisizioni (BWB) venne subito a funzionare come rappresentante esecutivo del progetto. Naturalmente le altre nazioni non videro bene questa supremazia e cercarono di imporre un ufficio internazionale. Stante però la mancanza di personale, i tedeschi preferirono optare per la soluzione autarchica. Dal punto di vista industriale la responsabilità della produzione cadeva sul MLRS-EPG [MLRS Europaische Produktions Gesellschaft GmbH (EPG), consorzio europeo tra   Diehl (D), Hunting Engineering (GB), Aérospatiale (F) e SNIA BPD (I)] con sede ad Ottobrunn in Germania. Questa società fu costituita sotto forma di consorzio che comprendeva le industrie nazionali scelte dai singoli governi per condurre la rispettiva parte del programma comune.
Nel 1982 i vari governi chiesero ufficialmente a EPG di valutare la possibilità di realizzare il sistema direttamente in Europa rispettando rigidi requisiti di costo, fattibilità e tempi di consegna. La prima cosa che EPG fece fu quella di preparare una dettagliatissima proposta che tenesse in considerazione il vincolo emesso da BWB riguardo la gara che doveva aversi a livello di componenti e non a livello di sistema montato e funzionante. Ciò costrinse EPG a rivolgersi a tutte le oltre cento aziende precedentemente selezionate dai singoli governi per ottenere delle offerte e successivamente ad elaborare dei sofisticatissimi calcoli per far si che l'offerta non risultasse meno vantaggiosa dell'acquisizione dei sistemi direttamente dagli Stati Uniti e nel contempo tenesse conto della necessità di distribuire le lavorazioni secondo le percentuali di appartenenza dei singoli paesi al progetto.
La cosa risultò tanto difficile che la prima proposta, fatta nel tentativo di rispettare lo spirito dell'MoU iniziale, fallì miseramente a causa dell'opposizione politica di alcuni paesi.
Nei primi mesi del 1985 si riuscì, dopo non poche discussioni e compromessi, a raggiungere il seguente accordo:
- contraente principale sarebbe stato EPG,
- la produzione sarebbe stata divisa in 36 lotti (packages),
- alcune industrie avrebbero avuto responsabilità principali in settori concordati con EPG.
Queste industrie erano:
- Diehl (D) per i razzi,
- Thyssen-Henschel (D) per la costruzione del veicolo M993,
- Aérospatiale (F) per l'integrazione del lanciatore sull'M993,
- Rheinmetall (D) per la realizzazione delle submunizioni dei razzi,
- SNIA BPD (I) per i motori dei razzi.
Esistevano anche quattro linee d'integrazione dei vari componenti:
- Diehl (D) per i contenitori di lancio,
- Thyssen-Henschel (D) per lo scafo,
- Wegmann (D) per i lanciarazzi destinati all'Esercito tedesco,
- Aérospatiale (F) per i lanciatori destinati a tutte le altre nazioni.
A loro volta i vari lotti vennero divisi tra le altre industre indicate a suo tempo dai singoli governi.

Per la vendita nel resto del mondo Loral e RPG crearono la MLRS International Corporation avente sede in Inghilterra.
Il numero di lanciatori consegnato è:

Nazione N. Lanciatori
USA 800
GB 59
Bahrein 9
Turchia 12
Germania 150
Francia 55
Israele 6
Italia 20
Grecia 9
Giappone 36
Olanda 22

 

Un MLRS dell'Esercito Israeliano (foto: Marcello Menta)

Nel novembre del 1995 la produzione in Europa terminò con la costruzione di complessivi 284 sistemi e 190.000 razzi. Dopo tale data le funzioni di MIC vennero rilevate completamente dalla capogruppo americana.

 

NUOVI SVILUPPI

Per rendere il lanciarazzi M270 capace di sparare il nuovo missile ATACMS Block 1A dotato di sistema di guida GPS, è stata sviluppata la versione denominata M270 "Deep Strike" dotata del sistema di tiro Interim IPDS (Interim Improved Positioning and Determining System) avente giroscopi a controllo laser e sistema GPS di posizionamento. L'US Army ha cosituito un battaglione di questi lanciatori in attesa della consegna del succesivo M270A1.

Nel 2001 l'US Army ha richiesto i fondi per l'acquisto di 96 lanciatori M270A1 destinati a sostituire altrettanti veicoli della prima generazione. Nel 2003 sono stati ordinati i rpimi 34 esemplari per un valore di 63,7 milioni di dollari e con consegne previste entro il 2005.

Il nuovo lanciarazzi differisce dalla versione precedente per l'adozione dei seguenti apparati:

  1. un nuovo sistema di controllo del tiro denominato IFCS (Improved Fire Control System) dotato di caratteristiche di robustezza e facilità di manutenzioni superiori al sistema FCS Il nuovo sistema di controllo del tiro, a differenza del precedente basato su una piattaforma giroscopica, utilizza il sistema GPS per la determinazione della posizione del lanciatore. E' inoltre dotato di un nuovo software che riduce notevolmente i tempi di lancio.

  2. un nuovo sistema denominato ILMS (Improved Launcher Mechanical System) che sostituisce il precedente sistema di alzo e brandeggio venendo a ridurre notevolmente i tempi di messa in batteria del lanciarazzi. Infatti l'attuale lanciatore dell'MLRS può gestire l'alzo ed il brandeggio solo in tempi diversi venendo così ad impiegare 93 secondi per eseguire una rotazione completa ed un alzo fino alla massima inclinazione. Il nuovo sistema permetterà di gestire le due manovre contemporaneamente ed in modo più speditivo. Si calcola che il tempo per eseguire un'azione a fuoco si riduca ad un sesto di quella iniziale mentre il tempo di ricarica, grazie alla migliore gestione del movimento del lanciatore, si riduca del 30%.

L'M270A1 è in grado di lanciare il munizionamento ATACMS di tutte le generazioni prodotte.

Attualmente un battaglione d'artiglieria dell'US Army ha una configurazione tipica basata su Batteria Comando (HQB; HeadQuarters Battery), Batteria Comando e Servizi (HSB; Headquarters and Service Battery), tre Batterie con nove lanciatori ciascuna.

Recentemente la Lockheed Martin Missiles and Fire Control ha messo a punto il progetto per la produzione di un dispositivo multifunzione, denominato Universal Dispenser, per la semina di diversi tipi di munizioni da parte del missile balistico tattico ATACMS. Il progetto prevede la possibilità di impiegare un unico dispositivo per il rilascio di submunizioni di produzione sia statunitense che estera. L'Universal Dispenser, suddiviso in quattro quadranti, può contenere alternativamente quattro LOCMS (LOw-Cost Autonomous Attack System), 32 SADARM o BLU-108, 16 WAM (Wide Area Munition), 8 BAT o diverse combinazioni dei tipi citati, ma è già prevista la possibilità di integrarvi altri tipi di submunizioni, di produzione sia americana che straniera (come le tedesche Smart 155), come pure la possibilità di montarlo su missili diversi dall'ATACMS, assicurando così la futura capacità di crescita e di adattamento ai requisiti di specifici clienti. Il dispositivo comprende un sistema di controllo in grado di gestire diverse modalità di rilascio, sia come tempi che come dinamica, ed è riconfigurabile in quanto a capacità (con tre settori di carico per le submunizioni invece di quattro) e aerodinamica (con un cono più appuntito) per aumentare la gittata.

Per saperne di più sull'impiego dell'MLRS presso l'US Army è disponibile in linea presso la libreria digitale dell'US Army, il manuale FM 6-60 Tactics, Techniques, and Procedures for MULTIPLE LAUNCH ROCKET SYSTEM (MLRS) OPERATIONS

Del lanciatore montato sull'MLRS ne è stata studiata anche una versione allegerita denominata HIMARS (High Mobility Artillery Rocket System) dotata di un unico container per i razzi e montata su di un autocarro. Questa versione è trasportabile con un velivolo C130 e si prevede entrerà in servizio nel 2005.

foto: Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America (US DoD)

MLRS IN ITALIA

I primi due MLRS destinati all'Esercito Italiano giunsero all'inizio del 1988 presso la scuola d'Artiglieria di Bracciano per essere destinati alle prime valutazioni sulle prestazioni del nuovo veicolo, alla familiarizzazione ed addestramento delle prime aliquote di personale che sarebbero poi state destinate all'addestramento degli artiglieri. Questi veicoli giunsero direttamente dagli Stati Uniti e, come è possibile vedere nelle foto più sotto, mantenevano la colorazione e parte degli equipaggiamenti dell'US Army. Dopo questa prima fase i due lanciarazzi furono inviato presso il poligono sardo di Salto di Quirra dove vennero iniziate le prove di tiro. Inizialmente l'Italia aveva previsto di acquistare 50 veicoli ma in seguito, a causa del forte ridimensionamento della Forza Armata ed i soliti tagli alle spese militari, il loro numero si ridusse ad appena 22 lanciatori dei quali 18 destinati all'unico reparto destinato a metterli in linea, il 3° Reggimento Artiglieria Pesante "VOLTURNO" con sede in Portogruaro (VE), ed i restanti esemplari alle scuole ed agli Enti di valutazione.

Uno dei primi due MLRS consegnati all'Esercito Italiano. (foto: Marcello Menta)

Gli esemplari successivi vennero consegnati dal consorzio EPG con la normale colorazione dell'EI che provvedeva direttamente ad equipaggiarli presso l'Arsenale di Piacenza con alcuni sistemi propri della Forza Armata come, ad esempio, i sistemi radio.

Il 3° Reggimento Artiglieria Pesante "VOLTURNO" ha raccolto le tradizioni del disciolto 3° Gruppo Missili (Lance) della Brigata "AQUILEIA" ed è attualmente alle dipendenze del Comando Raggruppamento Artiglieria avente anch'esso sede in Portogruaro. Interamente basato su personale volontario, ha in linea 18 lanciarazzi MLRS e 12 semoventi antiaerei SIDAM. I lanciarazzi italiani sono esclusivamente armati con razzi da 227 mm M26 anche se parrebbe che la Forza Armata abbia intenzione di equipaggiare una piccolissima aliquota di questi mezzi (da 4 a 6 lanciatori) con il ben più potente missile M39 ATACMS. Non è invece più prevista l'adozione dei razzi M26 dotati delle mine anticarri tedesche AT2.

Il Reggimento si articola (nel 2001) su Comando, Batteria Comando e Servizi, Batteria Difesa c/a e Gruppo Lanciarazzi, quest'ultimo su tre batterie di MLRS. Si noti che la Batteria Difesa c/a (su semovente SIDAM, SIstema Difesa Antiaerea Mobile), pur essendo inquadrata per ragioni amministrative in questo Reggimento, in caso di necessità passerebbe alle dirette dipendenze del Comando Artiglieria del 1° Comando FOD (FOrze di Difesa) di Vittorio Veneto. Ciascuna Batteria MLRS è composta da Sezione Comando e Servizi due Sezioni MLRS (ciascuna con tre lanciarazzi) e da una Sezione Munizioni che è incaricata della movimentazione dei pallet dei razzi dai depositi della retrovia verso i punti decentrati di caricamento dei lanciarazzi. Le Sezioni Munizioni sono dotate, unici reparti in Italia, degli autocarri pesanti ASTRA ACP-90 espressamente acquistati per il trasporto dei container dei razzi.

Il 28 novembre 2001 presso la Caserma "Capitò" di Portogruro è avvenuta la cerimonia di ridenominazione del 3° Reggimento Artiglieria Terrestre (lanciarazzi) "VOLTURNO" in 5° Reggimento Artiglieria Terrestre (lanciarazzi) "SUPERGA" del quale ha ricevuto la Bandiera di Guerra. La Bandiera di Guerra del 3° Reggimento "VOLTURNO" è stata di conseguenza versata al Museo delle Bandiere del Vittoriano in Roma.

Il primo MLRS è giunto al Reggimento "VOLTURNO" nell'ottobre del 1993 e nel novembre dell'anno successivo si è svolta la prima campagna di tiro in Sardegna. Compito specifico del reggimento è l'interdizione d'area in profondità ed il fuoco di controbatteria.
L'impiego operativo del lanciarazzi è incentrato sulla massima dispersione dei lanciarazzi che grazie ai loro sofisticati sistemi di navigazione possono muoversi velocemente sul terreno ed altrettanto velocemente porsi in batteria per aprire il fuoco. La direzione del tiro spetta al Posto Comando Batteria (PCB) su cingolati M577 (in futuro forse sostituiti dalla versione comando del DARDO) che ha il compito di selezionare gli obiettivi, assegnare le aree di fuoco ai singoli veicoli e curare l'alimentazione della linea munizioni. Infatti i lanciarazzi basano la loro capacità di sopravvivenza sulla velocità di spostamento, di messa in batteria, di immediato abbandono della posizione di sparo prima dell'eventuale intervento del fuoco nemico di controbatteria e di rifornimento da effettuarsi in aree sicure. Ciò richiede una perfetta coordinazione tra i lanciarazzi ed i reparti che sono destinati ad alimentarli con le munizioni dovendo essi essere sempre puntuali all'appuntamento con i lanciarazzi che si devono velocemente riarmare.
Gli MLRS sono stati inizialmente integrati con il vecchio sistema computerizzato di tiro SAGAT (Sistema di Automazione del Gruppo di Artiglieria Terrestre) che permette tramite un apposito elaboratore di calcolare automaticamente i dati di tiro. E' anche in avanzata fase di sperimentazione il SIF (Sistema Impiego del Fuoco) ovvero un sistema C2 completamente digitale ed in grado di gestire su cartografia digitale tutti i supporti di fuoco, aerei e terrestri, a disposizione del comandante con i relativi settori d'intervento.

Naturalmente le Batterie MLRS verranno totalmente integrate nel nuovo sottosistema SORAO (SORveglianza ed Acquisizione Obiettivi), uno dei moduli del sistema C3I italiano CATRIN (sistema CAmpale di TRasmissioni ed INformazioni) che provvederà ad elaborare e trasmettere i dati informativi provenienti dal campo di battaglia ed utili ai comandanti per gestire il tiro dei lanciarazzi.
La prima campagna di sperimentazione operativa con l'impiego del SORAO si è svolta durante il mese di dicembre 2002 presso il poligono interforze di Salto di Quirra (CA) durante l'esercitazione "Firefox 2002".
Un'ulteriore fase di integrazione si è svolta nel dicembre 2003 durante l'esercitazione a fuoco "Steel Rain 2003" sempre presso lo stesso poligono interforze. L'esercitazione ha consentito di impiegare la configurazione e gli assetti del SORAO e verificarne la rispondenza relativamente al reggimento lanciarazzi. Inoltre e' stata impiegata la nuova stazione per il radiosondaggio ICARO per la rilevamento delle condizioni ambientali e meteobalistiche, realizzando e mantenendo il legame fra i sensori per la sorveglianza e l'acquisizione.

La gestione logistica e manutentiva di tutti gli MLRS italiani spetta all'Arsenale di Piacenza.

I futuri programmi di ammodernamento del sistema hanno visto nel novembre 2001 il benestare delle Commissioni Parlamentari Difesa al programma pluriennale di ricerca, sviluppo, ammodernamento e rinnovamento dello Stato Maggiore Esercito n.2/2001 relativo alla fase di sviluppo e produzione per il sistema di controllo del fuoco, EFCS (European Fire Control System) ed al programma pluriennale di ricerca e sviluppo dello Stato Maggiore Esercito n. 3/2001 relativo alla fase di sviluppo per un congegno di autodistruzione SDF (Self Destruct Fuze) del submunizionamento del sistema d'arma MLRS.
Il primo programma mira ad equipaggiare il sistema d'arma MLRS con un computer di bordo per i calcoli balistici, in grado di gestire il munizionamento europeo GMLRS, attualmente in fase di sviluppo e che entrerà in servizio nel 2005, nonché, in prospettiva futura, il missile statunitense ATACMS (è prevista la modifica di almeno due lanciatori), la cui opportunità di acquisizione è ancora in fase di valutazione. Il sistema EFCS risulta caratterizzato da una nuova interfaccia uomo-macchina comprensiva di cartografia digitalizzata, un elevato livello di funzioni automatizzate, una capacità di interfacciare i sistemi di comando, controllo, comunicazioni ed informazioni nazionali (C3I), nonché da una modalità interna che permette il funzionamento delle apparecchiature anche in ambienti degradati o in climi particolarmente inclementi. Il programma verrà sviluppato attraverso una cooperazione tra Italia, Francia, Germania e  Regno Unito e sarà regolato sulla base di un apposito memorandum d'intesa. Infine, per ciò che attiene agli oneri finanziari a livello nazionale, questi sono stimati in circa 17.559.534 euro, dei quali 10.329.137 euro, per la fase di sviluppo, e 7.230.396 euro, per la produzione di 24 sistemi.
Il secondo programma prevede un congegno di autodistruzione che entrerà a far parte del submunizionamento del sistema d'arma, costituito dal razzo guidato GMLRS. Dalle esperienze condotte dall'US Army si è notato che il munizionamento attualmente in uso presenta un lato negativo, soprattutto da un punto di vista umano e sociale, in quanto, nei casi di mancato impatto, ovvero in presenza di una qualsiasi causa atta a impedire l'innesco della carica esplosiva, rimangono inesplose e sparse sul campo numerose bombette, le quali potrebbero costituire altrettante mine antiuomo con grave pericolo per la popolazione civile, nonché per eventuali truppe amiche. A seguito di tale constatazione Stati Uniti, Germania, Francia, Inghilterra ed Italia hanno ritenuto di consociarsi e costruire un efficace sistema di autodistruzione al fine di garantire in ogni caso l'esplosione totale del submunizionamento.Secondo un memorandum d'intesa si prevede entro il mese di novembre del 2001 la firma del documento di accordo ed entro il successivo mese di dicembre la firma con la ditta vincitrice dell'appalto. La realizzazione dovrebbe seguire entro i 27 mesi successivi dalla firma del contratto.Per quanto attiene agli oneri finanziari il costo totale del programma ammonta in tutto a circa 7 milioni di euro e la quota italiana risulta essere pari a 1.750.000 euro.