SULL'IMPIEGO DEL PLOTONE CARRI

La discussione nasce con l'intervento di Giuseppe che chiede alcune spiegazioni  su come viene organizzata la manovra di un reparto carri a livello di plotone (o superiore) e  su come i carri cooperino con la fanteria.
In particolare Giuseppe chiede come si muove ed organizza un plotone carri dell'EI (numero carri, compiti di ciascun carro, distanze, pianificazione della manovra, ecc.) e quali particolari accordi prendani i carristi con la fanteria per la manovra verso l'obiettivo.
Altra curiosità è come viene curato l'aspetto logistico relativo ai rifornimenti di carburante e munizioni in zone lontane dalle caserme.

Per primo risponde Bricchetto:

Il plotone carri è composto di cinque unità. I carri si muovono inizialmente in colonna e poi assumono, a seconda delle necessità, diverse formazioni: in linea, a cuneo, a scalare etc. In ognuna di queste ogni carro, in funzione della posizione che occupa nella formazione, deve osservare e puntare la bocca da fuoco verso un settore definito cercando in continuazione possibili obiettivi. Il cannoniere deve brandeggiare senza posa la torretta e quindi il cannone nell'ambito del settore assegnato. I carri che non fanno questo si dicono con "la torretta inchiodata" e mancano verso le norme di base del carrismo. Il pilota ha il compito di muoversi in modo rapido ed il più defilato possibile, deve entrare negli avvallamenti ed evitare, le rare volte in cui è possibile, di sollevare troppa polvere finché ci si avvicina all'obbiettivo. Il capocarro coordina queste due azioni e mantiene il collegamento con il comandante di plotone. Il servente guarda dai suoi iposcopi nelle altre direzioni e brandeggia la mitragliatrice antiaerea sulla torretta, detto fra noi completamente inefficace. Non esistono distanze standard che io sappia. Più i carri sono distanziati tra loro e meglio è.

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Foto: Dario F.

Individuato l'obbiettivo il Comandante lo comunica al plotone, schierando i carri con la formazione adeguata, lo descrive con frasi convenzionali e ne indica la distanza misurata col suo strumento ottico. A quel punto può decidere di far sparare il plotone per sezioni (la destra e la sinistra) che opereranno a sbalzi esattamente come i fucilieri: uno spara e l'altro corre fino a trovare una posizione defilata da cui fermarsi e sparare ("sinistra fuoco!" e la destra "vola"). Si possono sparare due, tre, quattro colpi fino all'ordine di avanzare perché l'altra sezione ha raggiunto una posizione favorevole ("destra fuoco!", quelli che inchiodano, i capicarro danno gli obbiettivi, suggeriscono al pilota il punto migliore in cui fermarsi, mentre la sinistra schizza a razzo in avanti). Oppure può dare l'"appena pronti fuoco" e in quel caso i carri sparano verso gli obbiettivi indicati. In ogni caso senza mai rimanere fermi. Tra un colpo e l'altro il carro si sposta e, una volta caricatail cannone si riposiziona e spara di nuovo. Insomma, si spara, ci si muove, ci si nasconde, si rispara.
Questo si può fare a livello di plotone, di compagnia o di complesso minore corazzato (compagnia carri rinforzata da un plotone di fanti assaltatori). Sono a disposizione diversi tipi di munizionamento a seconda del tipo di obbiettivo: truppe appiedate, fortificazioni, carri etc.
Una granata utile contro la fanteria manda schegge nell'arco di centro metri. Puoi immaginare l'azione devastante di due sbalzi da tre colpi l'uno di una compagnia carri.
I carristi non possono operare in modo autonomo dalla fanteria, perché i carri a brevissima distanza sono "ciechi" e più che completare un rastrellamento, in caso di esito positivo del combattimento, lo assaltano travolgendolo a tutta birra con le loro 40 tonnellate ed innaffiando tutto intorno con la mitragliatrice coassiale al cannone. I carri non devono fermarsi mai, soprattutto in vicinanza di fanterie che sicuramente hanno un plotone anticarro o sistemi d'arma individuali controcarro,("carro fermo, carro morto", "fuoco e movimento"). Per questo, in assoluta coordinazione con i cingolati che portano gli assaltatori e che li seguono, si fanno raggiungere ed affiancare dai fanti che scendono dai loro mezzi blindati e lanciano l'assalto sbalzando sotto il fuoco di copertura delle mitragliatrici di squadra e dei mezzi e lanciando le loro bombe a mano. Nell'azione "tipo" che ho descritto non c'è bisogno di accordarsi con i fanti perché loro sanno cosa devono fare per noi e viceversa. Certo le cose cambierebbero in diversi tipi di scenario. Sui cingolati della fanteria trovano spazio squadre controcarri (anche ruotati) e mortaisti.
La cura dell'aspetto logistico spetta al battaglione logistico (forse ora a livello di reggimento) che è in ogni brigata, quindi è un loro addestramento che non viene spiegato a livello di ufficiali subalterni degli altri battaglioni. Posso dirti però che il mio battaglione, avviandosi ad un'esercitazione FIR (Forza d'Intervento Rapido) svolse un esercizio nell'esercizio, coprendo la distanza tra Firenze e Lecce non in treno, ma caricando Leopard e M 113 su speciali autoarticolati (ATC 81). In questo caso le cisterne che dovevano rifornirci sono sempre state puntuali.

Giuseppe chiede ulteriori chiarimento su alcune parole di Bricchetto

Approfitto per chiedere alcuni chiarimenti su alcune parti della risposta.
1) innanzitutto ho notato che nelle pagine dedicate all'Ariete, Pierantonio indica un plotone carri formato da quattro carri mentre tu parli di cinque carri. Come mai questa differenza?
Questa differenza, se esiste, comporta un effettivo vantaggio o si tratta solo di una diversità organizzativa?
2) a proposito di distanze, mi incuriosiva sapere se un plotone avanza su di un fronte di poche decine di metri oppure di centinaia.
Ho visto una foto sul sito dove i carri (in esercitazione) sono quasi attaccati ma mi sembra una situazione un po' pericolosa da attuarsi in combattimento.
3) OK muoversi sempre e comunque. Ma se si trova un corso d'acqua (non dico un fiume ma un piccolo canale come ne esistono tanti nelle campagne) od un'ostacolo verticale, che si fa di bello? Sono previsti reparti esploranti che ragguagliano il comandante sulla sotuazione del terreno che ha dinnanzi?
3) una curiosità: se un carro si ferma d'improvviso, colpito o guasto, gli altri lo abbandonano al suo destino o ci sono delle procedure particolari?


Il primo a rispondere è ancora Bricchetto

1) A proposito del numero di carri del plotone.


- Le cose possono essere cambiate, il mio servizio militare risale, ahimé, a diversi anni fa.
Mi pare di ricordare che già nel'90 si era pensato di di ridurre l'organico del singolo plotone per averne di nuovi. Probabilmente sbaglio.

2) sulle distanze.

- Un plotone avanza su un fronte di centinaia di metri. Si devono distinguere nelle foto le esercitazioni dalle esibizioni e dal "muro d'acciaio". Nel poligono di Capo Teulada avevo difficoltà a tenere il plotone in linea perché alcuni carri mi sparivano dietro gli avvallamenti e le dune, piuttosto alte. Date le condizioni del terreno diverse, alle nostre distanze, i carri non riuscivano a mantenere le stesse velocità, d'altra parte io in certi momenti non riuscivo a vederli, così, una volta tornati a vista ci trovavamo disassati. I carri possono essere anche a 100 metri l'uno dall'altro, purché tu riesca a controllarli.


3) sul movimento.

- I carri hanno caratteristiche specifiche, sia per i guadi che per gli ostacoli superabili.
Il Comantante del Battaglione AUC ci disse a proposito: "non vi fidate mai!" perché in ogni caso i manuali vanno letti con prudenza. Comunque, un muretto di un metro è superabile. Il Leopard può superare anche i guadi grazie ad un sistema che rende stagno lo scafo e la torretta e che viene predisposto dall'equipaggio. Sul sito trovi uno splendido contributo fotografico di un carro su cui il meccanismo non era stato azionato correttamente.

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Foto: Alberto C.

Questo tipo di carro, con uno "snorkel" che dia l'alimentazione al motore può addirittura andare sott'acqua, ma questo apparato non è presente sui carri italiani.
Il comandante di plotone con una sezione del plotone può andare in esplorazione. Dipende sempre dalle circostanze.
Pensa anche che nella mia caserma con il battaglione corazzato c'era, non a caso, una compagnia autonoma Genio Guastatori, che aveva appunto l'incarico e l'addestramento a rimuovere gli ostacoli.
Loro si muovevano con i VM 90 (delle camionette leggere per la fanteria). Non ci siamo mai addestrati insieme, ma non credo che ci sarebbero stati problemi.
I guastatori si servivano della "vipera" per l'apertura dei campi minati.
Un grosso cavo esplosivo, che si tiene avvolto come un tubo di gomma per l'acqua sulle spalle e che si "spara" in avanti in caso di campi minati. Il cavo, steso, per la sua lunghezza, fa esplodere delle cariche attaccate che aprono il varco.
Nella stessa compagnia c'era anche un plotone del Genio pontieri. Costruivano ponti mobili, appunto per i reparti corazzati e meccanizzati della brigata.
Ci sono anche particolari carri "gettaponte", ma non li ho mai visti da vicino. Sul sito trovi le foto.

3) sui guasti ai carri armati


- Dipende dalle situazioni. Tra le dotazioni legate allo scafo ci sono dei cavi che ne consentono il traino.
Non sono infrequenti i casi di tentativi di carri che, in combattimento, per trainare carri colpiti con feriti a bordo, divengono a loro volta "gloriosa tomba d'eroi" (guardati R. Panetta "Il ponte di Klisura).
Il mio corso AUC era dedicato ad un sottotenente che, tentando di rimorchiare il carro immobilizzato del suo capitano, fu colpito a sua volta. Con una gamba ridotta ad un moncherino e che lo dissanguava, prima di spirare ebbe la forza di sorridere al suo comandante dicendo: "coraggio, sig. Colonnello, anche con una gamba in meno si può fare il carrista!".
In ogni caso si cerca sempre, anche a distanza di giorni, di recuperare un carro colpito in combattimento.
NATURALMENTE l'equipaggio che abbandona il carro ha il DOVERE di portare con sé il congegno di sparo del cannone.
Non ci crederai ma uno dei motivi per cui spesso si rimorchiano i carri è perché si "infognano". Entrati in avvallamenti pieni di fango i cingoli slittano ed il carro rimane immobilizzato. Detto fra noi questo provoca frizzi e lazzi verso lo sventurato equipaggio per diverse settimane.

Poco dopo Dario interviene dando la corretta spiegazione sul perchè della riduzione del numero dei carri del plotone da cinque a quattro ed agiungendo alcune sue considerazioni sugli altri quesiti.


Circa il plotone di 4 carri anziché 5, pare che la cosa sia stata adottata a fine anni '80 per racimolare Leopard con cui sostituire gli M47: l'espediente sembra sia legato ai ritardi nella messa in servizio della Centauro, destinata a sostituire i vecchi Patton.
Nel mio reparto, le esercitazioni solitamente erano con plotone di 5 carri; concordo con Bricchetto sulle distanze: dipende dall'ambiente e dal tipo di terreno su cui ci si muove; bisognerebbe teoricamemnte mantenere il contatto visivo ma al tempo stesso stare abbastanza lontani da non fornire un bersaglio troppo pagante.
Nota dotta per chi ha fatto le "scuole alte": interasse tra carri/distanza dal nemico = arctg dell'angolo che il puntatore "cattivo" deve brandeggiare per passare da un carro all'altro; se fai due conti vedi che anche un cacciacarri senza torretta deve solo brandeggiare di pochi gradi.
Ecco perché (tra i vari altri motivi) gli StuG ed i PanzerJager tedeschi spesso avevano buon gioco contro i carri alleati, pur essendo privi di torretta girevole.
Circa gli ostacoli, il Leopard (come qualunque carro) ha una buona capacità di superamento trincee, il problema possono essere le scarpate troppo ripide: essendo, oltre che carrista, anche un geologo, spesso mi diverto a immaginare se un carro potrebbe attraversare certe zone.
Alcuni ostacoli (muri, recinzioni ecc) possono semplicemente essere sfondati ed abbattuti, anche se in esercitazione è meglio andarci piano (poi chi paga i danni ?)
In teoria, in ogni battaglione dovrebbe esserci almeno un "nucleo R", ossia gente che si occupa di esplorare il terreno su cui si andrà ad operare e cerca di capire in anticipo che ostacoli si troveranno; in questi casi, la mia attività professionale mi suggerisce che sarebbe utile studiarsi le foto aeree, oltre alle mappe: con un visore stereoscopico uno del settore riesce a cogliere cose incredibili, ma in campo militare non so se queste cose vengono messe in pratica.
Sulle mappe: le carte IGM in molte zone d'Italia sono aggiornate agli anni '50, in alcune zone (es. Piemonte meridionale) agli anni '30; faccio sin d'ora i miei auguri a chi si avventurerà fuori dai poligoni (io girando per lavoro mi sono trovato di fronte un'autostrada, che nel 1930 ovviamente non c'era).
Circa i carri immobilizzati, temo che, in caso reale, un colpo in pieno da parte di un carro avversario o di un missile controcarri lasci ben poco da recuperare: ho visto foto in cui si riusciva a malapena a identificare il tipo di mezzo.

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Sulle procedure "ufficiali" per i carri incidentati, purtoppo non ne so molto: il mio modesto grado non mi dava accesso a "manuali" o "librette" (sic) sull'argomento, ed in addestramento non ci hanno mai detto molto.

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