SCUOLA DELLE TRUPPE CORAZZATE

Caserma "Nacci" - Lecce


scuola.jpg (34993 byte)


Sono le 14.30 il plotone Leopard è radunato in una grande aula completamente aperta su un lato, quello opposto delle gradinate metalliche, al centro è posto, su di un traliccio metallico, una torretta intera con tanto di cannone. Il sottotenente spiega: AI100, RV3, RV4, BX33 (sono alcuni dei componenti della radio di bordo, ndr). Ad un tratto un tonfo, un allievo è crollato a dormire sul pavimento, i pochi ancora lucidi ridono. Altro che film di Fantozzi, il caporale istruttore gli è addosso in un secondo. "PRESENTARSI!!!" Gli allievi di un corso AUC a Lecce
Il malcapitato (che sono io) conosce già la sua pena, raggiunge il limite del viale, sale su un ceppo di eucalipto alto una cinquantina di centimetri e grida con tutto il fiato: - Allievo Carrista Giacomo S., servente radiofonista carro Leopard, prima compagnia, primo battaglione GAVIOLI!!! -
- RIPETERE -
- Ma ho detto tutto giusto!? -
- E' VERO MA QUESTA VOLTA ME LO DICI A CAPO COPERTO -
Porca zozza, il cappellino dov'è? Dopo un po' si torna a posto a combattere di nuovo con il sonno e intanto davanti al ceppo di eucalipto sotto il sole di giugno si è già formata una piccola fila disciplinata.
La mattina era passata così: prima lancio SRCM inerte da tutte le posizioni e poi un piatto prelibato nel menù dell'istruzione formale, ovvero dietrofront in movimento. Il pranzo è un momento che apprezzo molto, diciamo che mangio avidamente tutto quello che mi passa sotto il naso e poi ho perso sei chili, potrei mangiare un bue intero e forse c'è spazio anche per l'asinello.
Il giorno prima c'era stata una esercitazione a fuoco a Torre Veneri: verso mezzogiorno siamo tutti allineati in maniera perfetta (condizione normale per un carrista) ed ecco arrivare due autocarri con il nostro pranzo. Si sono dati da fare non c'è che dire: da Lecce alla spiaggia ed è ancora caldo, peccato che non abbiano coperto le marmitte e che la sabbia si sia ormai legata indissolubilmente alle pietanze. Io comunque ho mangiato tutto lo stesso pensando al monumento posto all'ingresso della caserma Nacci, la sabbia che lo circonda viene da El Alamein chissà quei ragazzi quanta ne hanno mangiata. No non è proprio il caso di lamentarsi.
Siamo Carristi, Tempra d'eroi.

Giacomo


Quando facevo per addormentarmi in aula il S. Ten istruttore mi tirava il gessetto. Per la "presentazione" non ho avuto problemi, ma ricordo commilitoni "costretti" a presentarsi da un edificio all'altro! (-MARCOOO! MA TU HAI SENTITOOOOO?!? -NOOOOOO! NON SI SENTEEEE!!)

Bricchetto 8 (Alessandro)


Dunque, vediamo se ho buona memoria.
Sveglia, con comodo, alle 6.30. Per rifare il letto (con lenzuola e materasso a "cubo"), pulire la stanza, sbarbarti e vestirti hai una mezz'oretta.
Se esiste ancora, a quel punto, in tuta ginnica, si fa "reazione fisica" cioè una corsetta, inquadrati, lungo il perimetro della caserma. Si rientra, ci si mette in mimetica e si va a fare colazione. Per le 7.45 ci dovrebbe essere l'adunata per l'alza bandiera. Consideramo che, mentre nella vita civile si va al cinema o dal pizzicagnolo e basta, nella vita militare qualsiasi appuntamento collettivo è preceduto dall'adunata, di solito un quarto d'ora prima. Ci si inquadra e si aspetta. Chi arriva tardi all'adunata si becca un "cazziatone" (aspro rimprovero tendente alla mortificazione..) o viene punito con un paio di giorni di consegna. Dipende dall'importanza dell'adunata (pensa se si preparasse un picchetto al Capo di Stato Maggiore!). Il sottoscritto si fece un turno di guardia per punizione durante un campo, perché, mentre tutti erano, appunto, in adunata davanti all'armeria per prendere la materia prima detta fucili, chiudendo il mio armadietto feci cadere una bottiglia di vetro dove avevo preparato una delle mie debolezze: acqua minerale e sciroppo di menta. Sentivo chiamare l'adunata dall'allievo di giornata e intanto facevo l'inventario visivo dei vari vetri sparsi per tutto la stanza, mentre un indifferente liquido verde e dolciastro si spandeva lentamente sul pavimento ed entrava in soluzione con la cera che da bravi allievi ufficiali davamo ogni sera. Sono questi i casi in cui si dice: "il militare ti fa crescere". Il giuramentoTornando a noi, con l'alzabandiera comincia a tutti gli effetti l'attività addestrativa. Questa può consistere nell'"addestramento formale" (attenti, riposo dietro-front, ecc.), oppure nella manutenzione ai carri. Se si è tornati da un campo andranno puliti e lavati con tutta una serie di accorgimenti che non ti sto qui a descrivere. In caso contrario, controllo liquido refrigerante e pulizia filtri. Tutto qui? Si, perché visti gli ennesimi tagli di bilancio qualsiasi capoccione in qualsiasi caserma avrà il terrore di far usare qualsivoglia attrezzo od equipaggiamento perché, ove si rompesse, "chissà quanto tempo ci vuole per farlo riaggiustare". Altro incubo dei superiori sono gli infortuni. Onde evitare di essere messi in prima pagina come 'mostri della settimana' avranno il terrore che tu ti faccia male. Quindi, o si esce coi carri, o la vita di caserma è questa.
A metà mattinata c'è una pausa di un quarto d'ora dove ci scappa il tempo per una sigaretta o un paninozzo. Consideriamo che all'interno delle caserme c'è il famoso "spaccio truppa", dove a prezzi "politici" (o "patriottici" ?!) si vendono pizzette, gelati e così via. Ho bene in mente l'immagine del mio furiere che quotidianamente addentava il suo panino, fresco fresco, alla mortadella con immancabile "canadese" e Lucky Strike.
Si mangia, mi pare alle 12.30 e qui si fa sempre un po' di fila. A seconda di dove capiti puoi mangiare bene o male. Dove ero io si mangiava molto bene e si sceglieva fra tre primi e tre secondi. C'era anche un distributore di birra alla spina gratis (purtroppo spesso guasto). Qui è solo un fatto di fortuna. Tendenzialmente si mangia male nelle scuole (hanno meno risorse perché ci sei di passaggio) e nei posti dove si va per non fare un fico secco. A lume di naso si dovrebbe mangiare meglio in un reggimento di paracadutisti che in un distretto militare. (Questo è vero, lo garantisco personalmente! ndr)
Successiva adunata alle 14.00 (mi pare) per la prosecuzione delle solite attività. Fine giornata alle 17.00 e libera uscita alle 17.30. Funzionerà l'acqua calda nelle docce? Avrai un armadietto adeguato che ti consentirà di avere indumenti non troppo ciancicati? Quien sabe, direbbe Tex Willer, in certi posti si in altri no.
Se sei di servizio non puoi uscire: PAO (un picchetto armato a disposizione delle emergenze), piantone (usciere e uomo delle pulizie delle tue camerate, gabinetti compresi), servizio di guardia, lavaggio vassoi (bleah!) alla mensa, piantone alla porta carraia. Naturalmente non si esce se si è puniti.
In ogni caso cena alle 18.00 per chi non è uscito.
C'è una palestra con un po' di pesi ma tanto non ti ci fanno andare ("e se poi si fa male?" che palle!) e una volta a settimana il cinema. Semplicemente si affitta una videocassetta e si proietta nell'auditorio. Non tutte le caserme sono abbastanza in gamba per farlo però. Magari non hanno l'auditorio.

Il carro è come una famiglia.


Più o meno avrai un 48h di permesso al mese, una settimana da chiedere nel corso del servizio e la mitica "ministeriale" (15 giorni. mi pare?), cioè le ferie!!!
Occhio però. A fronte del fatto che nei reparti operativi la vita è più confortevole, perché c'è più motivazione e voglia di lavorare, potresti trovarti ad affrontare il tour de force che toccava a noi, reparto operativo inquadrato nella (allora) FIR. E cioè, sempre con comodo, un campo, a seguire una settimana di guardia in polveriera, a seguire una settimana in caserma con i camion carichi e gli zaini pronti per una "prontezza operativa" o "prontezza pubbliche calamità", a seguire una settimana in caserma dove si fanno i servizi per quelli che sono al campo, in polveriera ecc ecc…
Chiedimi, lo rifaresti? Si.
E' un po'’ come la metafora della vita: due vecchiette sono in un ospizio e si lamentano. Una dice:
-si mangia male qui.
e l'altra:
-E' vero! E fanno anche porzioni troppo piccole!.
Così è la vita, preoccupazioni, sofferenze, stress ma dura troppo poco!
Un abbraccio

Bricchetto


Da circa due anni ho finito il servizio militare, l'esperienza che si fa fra i commilitoni certamente non è poca. Si incontra tanta gente ed è proprio con questa che passi tutta la giornata, tutti i momenti belli e brutti, attimi di panico che vorresti abbandonare tutto, ma se si usa la ragione e si ha voglia di fare, si passa tutto.
Certamente posso parlare della mia esperienza, delle mie giornate in caserma, anche se ho trascorso cinque mesi in una scuola, quella di Lecce.
Ho fatto il servizio militare come Ufficiale di Complemento Carrista, credo che sia un po' diverso dal normale militare di leva o volontario, il nostro è sempre un corso più duro.
La giornata tipo dell'AUC, inizia alle 6.30, quando magari si è appena finito alle tre il turno di piantone, sveglia e giù dai letti per iniziare una giornata con la solita rasatura della barba che in un giorno ricresce talmente poco così che ti fai già male solo a toccarla con le mani, figuriamoci con il rasoio.
Venti minuti di ginnastica per i viali della caserma, sudati si ritorna nelle camerate, si indossa la mimetica e gli anfibi, e si va a fare colazione.
Alzabandiera, puntuali per le ore 8.00, inquadrati a cantare l'inno d'Italia, presentazione della forza, e poi si riparte per andare a lezione fino alle 12.30.
Alle 12.30 inizia la fila alla mensa, inquadrati, impietriti, facevamo quasi paura, i militari di leva ci prendevano per pazzi.
La fila durava circa mezza ora.
Alle 14.00 si ritornava a lezione, fino alle ore 16.30,
Le lezioni, a volte comprendevano anche l'addestramento formale, ho perso dieci chili in cinque mesi.
Poi c'era la corvè straordinaria (pulizia dei viali), fino alle 17.30.
Alle 17.30 si andava a mensa, ma la fila questa volta non era tanta.

Tanta fatica ma poi questo!


Alle 18.00 si poteva andare in libera uscita. Si usciva in divisa, ricordo che un giorno non mi hanno fatto uscire poiché avevo un bottone della tasca dei pantaloni sbottonato e non capivo perché l'Ufficiale di Piccetto mi avesse fatto tornare indietro. Forse era una ripicca ma capita solo ai corsi AUC. Alt. si poteva uscire solo il martedì, giovedì, sabato, domenica, se non eri di servizio; gli altri giorni studio obbligatorio fino alle 20.30.
Dalle 20.30 alle 22.30 si stava in caserma, sotto il tendone a parlare e ad educare i più giovani, quelli del corso successivo.
Dalle 22.30 in poi si faceva la pulizia nelle camerette per il contrappello, il quale non era sempre allo stesso orario e poteva anche terminare alle ore 00.30. Poi tutti a letto.
Poteva capitare di fare il piantone lavab. Quello era il giorno più brutto, finivi sempre per essere punito per un pelo che ti eri dimenticato a togliere, una goccia sullo specchio, oppure i rubinetti non allineati, insomma cercavano il pelo nell'uovo.
I primi giorni sembrava un inferno ma poi trovavi pure il tempo di fare qualcosa di tuo, scoprivi trucchi e inganni per chi ti controllava, ti gestivi la tua vita anche se limitatamente a quello che potevi fare.
Questi sono piccoli esempi ma, ripeto, capita nei corsi AUC. Tutto questo mi faceva capire che bisognava andare fino in fondo. Poi alla fine del corso, capii di aver fatto un bel gioco, una bella esperienza soprattutto sui carri, e tante amicizie che ricorderò per sempre anche se sono stati solo cinque mesi.

Antonio, uno dei tanti allievi dei corsi AUC.


La mezzanotte doveva essere passata da un pezzo ed ero ancora davanti al mio letto, sul "riposo formale." Indossavo scarpe di tela, jeans ed una magliettina grigia coi bordi verdi; arrivato quel giorno stesso alla Scuola Truppe Corazzate ero, come la maggioranza, non ancora "vestito".
Aspettavo il contrappello, quello che si fa ogni sera nelle caserme italiane e che nei film americani passa per un'ispezione. Sentivo le urla che si avvicinavano e contavo i secondi; ma ero tranquillo.
- Ha pulito il suo posto branda?
- COMANDI, SIGNORSI'!
- Vediamo subito!
Sparì dalla mia vista e dalla posizione di "attenti" riuscivo a intuire, con la coda dell'occhio, che aveva appoggiato un ginocchio a terra e allungato una mano verso una piega nascosta della zampa più distante del mio armadietto che, probabilmente, neppure il suo progettista conosceva.
In un nanosecondo il suo naso fu a tre millimetri dal mio, mentre un polpastrello orrendamente impolverato saliva lentamente all'altezza del mio occhio sinistro.
- E questa cos'è?!!
- COMANDI, E' POLVERE!!
- E lo sgabello, lo ha pulito?
Porca zozza, pure lo sgabello, che ti vuoi pulire nello sgabello… va beh, a quel punto meglio essere sinceri:
- COMANDI, SIGNORNO!'
Si pulì il dito sulla mia maglietta.
- Non lo guardo nemmeno..!
Da circa dodici ore ero alla Scuola Truppe Corazzate di Caserta e quella era la mia prima sera di corso Allievo Ufficiale di Complemento.
Ne avrei fatti anch'io di contrappelli, da ufficiale, e ce ne sono stati di memorabili.
Una sera li trovai tutti a letto, tranquillissimi ma con l'elmetto calzato in testa:
- Scusate, capisco che siete "la vecchia" e siete tanto operativi, ma non vi pare di esagerare?
- Ma tenente, ci dobbiamo proteggere la testa, stanotte cadono le stelle, anzi, l'ultima stella!
Già, l'ultima delle dodici stelle, il loro ultimo mese di militare; io invece me ne sarei andato di lì a due settimane.
Soldati ragazzi che sparavano "cartucce" da un milione l'una e guidavano macchine da cinque miliardi:
Il romagnolo Bo*, sempre ridente, il miglior cannoniere della compagnia, quello che, prima di partire s'era trovato un lavoretto, di quelli faticosi, per "mantenersi" al militare.
E Ba*, che quando arrivava la posta se ne andava scuotendo la testa dicendo: "Chi vuole che scriva a uno come me" e invece era il migliore di tutti e non c'era una volta che lo specialista di mezzi corazzati "scavalcasse" un motore senza portarselo dietro perché era capace, devoto, volenteroso.
E il Caporalmaggiore An*, che prima di uscire coi carri si dava l'olio solare e si sdraiava sulla torretta.
- Bravi ragazzi, è andata molto bene. Ma di chi era il secondo carro a sinistra?
- Comandi signor Colonnello, era uno dei miei.
- Ha sparato entro cinque secondi dal momento in cui lei ha ordinato il fuoco, ampiamente nei tempi Nato, per lei un bravo in modo particolare.
An* aveva fatto caricare la bocca da fuoco mentre il carro, ancora in movimento, si disimpegnava e poi tornava ad affacciarsi, brandeggiando, dalla cresta del Monte De Mesu, a Capo Teulada. Mentre il piano della torretta ruotava sotto i suoi piedi il servente aveva strappato dalla rastrelliera una HESH da guerra, dondolandosi mentre il Leopard svettava, l'aveva inserita e poi spinta, con il pugno della mano destra nella culatta; un secondo dopo il carro inchiodava sulla cresta e partiva il colpo. Roba che avrebbe avuto paura pure Schumacher; qualcuno sa il nome di quel servente?
Sarebbero tornati a casa a cercare un lavoro quando coetanei più smaliziati di loro avevano evitato la naja, con leggi e ideologie compiacenti.
- Il mì babbo me lo spiegò subito. Quando si nasce s'hanno dù debiti: le tasse e 'l servizio militare. Il soldato va fatto.
Servivano uno Stato che li armava così e così e che avrebbe potuto trattarli meglio, senza porsi il problema, con semplicità, forse senza avere coscienza che solo perché "c'erano", l'Alleanza funzionava e milioni di persone potevano vivere in pace. Per questo li ammiravo.
Queste e ancora tante altre cose non sapevo, mentre i miei chili superflui si scioglievano sotto il sole di Caserta tra campo ostacoli, adunate, educazione fisica.
La sveglia era alle 5. 45, "per essere sicuri di fare tutto" e alle 6.00 c'era l'inizio servizi. Fare il cubo, pulire la cameretta e poi ai servizi, chi ai lavabi, chi di corvee esterna, a spazzare i viali. Di sicuro ricordo un cosa: per le 6.30 tutto doveva essere stato fatto e mentre gli altoparlanti diffondevano la sveglia, 76 allivi, perfettamente inquadrati, facevano la loro "reazione fisica" correndo lungo il perimetro della grande caserma. Arrivati sotto l'alloggio del Generale Comandante, l'inno dei carristi che cantavamo s'alzava di tono così da funzionare, per suo espresso desiderio, "da sveglia". Veterano della guerra d'Africa veniva dal complemento e non era solito perdonarci nulla.
Per le 6.50 dovevamo già essere cambiati, in mimetica e anfibi, in adunata mensa.
Alle 7.00 eravamo a fare colazione. E' l'unica sensazione spiacevole che ho conservato: il rumore delle tazze d'alluminio sulla formica, le briciole e le gocce di caffellatte che rimanevano sui tavoli. Ancora oggi se esco di casa a quell'ora guardo il cielo non completamente illuminato e provo un senso di disagio.
Alle 7.30 nuova adunata per andare all'alzabandiera, a seguire di nuovo in tuta ginnica pronti per le tre ore di educazione fisica, poi ancora un'ora di lezione in aula, naturalmente in mimetica e anfibi, alle 12.30 in adunata per il pranzo.
Fino a quel momento ci eravamo cambiati tre volte, le nostre stanze erano in perfetto ordine, i bagni brillavano, avevamo fatto un po’ di footing, quattro ore di scuola e la giornata non era neppure a metà!
L’adunata per tornare in aula a lezione era alle 13.50 e qui c’è da dire una cosa.
Chi s’inquadrava nelle prime righe riusciva a mangiare e a tornare in compagnia in un tempo ragionevolmente breve. A conti fatti poteva lucrare anche una mezz’oretta di tempo libero. D’altra parte con l’attività intensa cui eravamo sottoposti si sa, si risvegliavano vecchi e nuovi acciacchetti.
Conclusione: 70 persone si stendevano a terra - sdraiarsi in branda, ma stiamo scherzando? - appoggiavano la testa sul piano dell’armadietto aperto e le gambe sullo sgabello, a dare sollievo alla schiena. Non volava una mosca.
Chi fosse passato per la compagnia in quei momenti avrebbe pensato ad una visione onirica.
E’ in queste situazioni che si sviluppa la capacità di dormire nei posti più impensati e per momenti brevissimi.
S.A.S.T.: striscia di addestramento allo sfruttamento del terreno. Da non confondersi con la C.A.G.S.M., campo addestrativo ginnico sportivo militare, il campo ostacoli a cui ci dedicavamo il sabato mattina: muretti, sbarre, salti, tutto in velocità, praticamente una prova d’atletica.
La Sast no, si fa coll’elmetto ed il fucile ed è tutto uno strusciare, buttarsi a terra, muoversi col passo del leopardo, sbalzare, entrare nelle buche e saltar fuori a cercare la copertura di un cespuglio, di un mucchio di sassi.
Meno faticoso se vogliamo. Ma provate a farlo (un giorno si e uno no) subito dopo mangiato: "hai voluto la bicicletta, allora pedala".
E i carri? Ma si, i carri, nella seconda e terza fase del corso, prima è tutta fanteria. Divisi per plotoni ognuno a studiare il proprio carro e qui il fascino è tanto.
Capisci che, vale quasi per tutti, sei finito nei carristi per caso, ma adesso ti tocca una specie di privilegio. Chi è che da bambino non è rimasto affascinato da quelle macchine enormi e non si è chiesto: ma come sono fatti dentro?
E tutto quel rigore degli istruttori, perché con quei cosi è vietato sbagliare ti puoi fare male sul serio.
E le storie che cominci a sentire: El Alamein, le "scatole di sardine", il basco nero, prima solo nostro, ora di tutti (spero di non veder mai un carrista con la "stupida"), insomma cominci a sentirti parte di qualcosa.
Il simulatore, un impianto fantastico, le prime guide, la rivalità tra i plotoni, mentre il sonno si accumulava ma non ci si faceva più caso.
Giunse così "la sporka", l'ultima sporca notte di corso AUC, quando a suon di gavettoni si regolano i conti con i più imboscati e con i furieri più dispettosi. E, soprattutto, arriva il momento dei saluti.
Nella compagnia dei "microbi" - sporcare la nostra? non se ne parla! - lo spumante schizzava ovunque, asciugato dagli abbracci, nascosto dalle risa e dall'entusiasmo.
Abbracci tra di noi, con l'amico del cuore, di cui ti sei accorto sempre troppo tardi, con i microbi del corso più giovane : "e fai attenzione alla verifica di 'trasmissioni', intesi?", "..e mi raccomando, avverti sempre il pilota quando sali..", "hai riposto gli appunti che ti dato?".
Gli ufficiali istruttori, che ci avevano accompagnato e preso per mano per cinque mesi, che avevamo temuto, che ci avevano insegnato e avevano fatto la vitaccia pure loro con noi, facevano capolino, in jeans e pullover a godersi la nostra festa che era anche la loro.
Tutti tranne uno: il terribile S. ten Mo*, quello che in un solo contrappello aveva punito più di trenta allievi perché non avevano lucidato la cucitura della suola degli anfibi, l'unico che mi abbia affibbiato più di un giorno di consegna (ragazzi, io rigavo dritto!).
Lui era in una delle nostre camerette, seduto su una branda con gli occhi umidi e circondato dai tre o quattro fedelissimi del suo plotone, con un muso lungo così perché ce ne andavamo. Se ne stavano lì, senza parlare.
Questa è la dedica che mi ha lasciato sul giornalino del corso di cui ero redattore: "quando si perde un giornalista, se ne trova un altro, quando si perde un amico non se trova un altro. Ad un amico, con affetto".
E quello della prima sera, quello che mi aveva fatto il contropelo?
Come in un romanzo d'appendice era diventato il mio comandante di plotone, ed io servente sul suo carro. Ecco la sua:"al miglior servente, del miglior carro, del miglior plotone, grazie per la compagnia!"
Ma sarei ingiusto se dimenticassi le parole che il nostro capitano a pochi giorni dalla fine del corso mi sussurrò a monito e insegnamento: "e si ricordi che lei i suoi uomini li dovrà sempre difendere, ma loro non lo dovranno mai sapere".
E forse, a saperle leggerle, la vita militare si trova tutta lì.

Bricchetto

Foto: Salvatore R.