La vera storia del 172° Corso AUC

 

LO SGOMENTO DEL PRIMO GIORNO

"Lecce?", "Carristi?", "Io?"

Queste e altre ancora furono le mille domande che balzarono in mente a tutti noi del 172° Corso AUC, quando, ancora implumi, ricevemmo una missiva categorica tramite mano di postini sogghignanti: "Vai a Lecce a fare la Botta". Colti da sentimenti contrastanti, o meglio , alcuni colti proprio da sgomento e terrore (tanto che uno di noi non si presentò neppure all'appello!), ci preparammo all'avvenire. Malgrado lo sconforto di lasciare casa e fidanzata, ci avviammo, pieni di orgoglio e con lo sguardo al futuro, al treno per l'agognata meta: caserma Nacci, Lecce.

Il 16 giugno valicare la porta carraia non fu neppure un trauma, perché in realtà nulla sapevamo di ciò che ci aspettava. La burocrazia e. tanti fogli da compilare dominarono il primo giorno; una giornata fatta di curiosità e novità:

"beh, non è poi male questo posto"

LA VESTIZIONE

Ovvero l'inizio della tortura! Imparammo da quel giorno cosa significava "fare la fila" nell'Esercito: ore e ore fermi in piedi ad aspettare, con sempre qualcuno pronto a riprenderci!

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Con piacere affidammo la vestizione ai nostri superiori e al sarto, ovvero un uomo di grande personalità, che sapeva sempre riportare l'ordine con il suo "Ti spezzo le ossa!" Purtroppo non potevamo finire peggio: ancora oggi lamentiamo taglie a dimensione elefante, o, a piacere, dimensione formica.

L'EDUCAZIONE FORMALE

Tutti noi 21 AUC del 172° Corso avevamo sino a quel giorno pensato di saper marciare benissimo. Negativo! Infatti ci scontrammo con l'evidente incapacità di muoverci a plotone con un unico passo, andatura, ordine, compattezza, e rigore. Non vinti, non scoraggiati, giungemmo così, con ferrea volontà, a spaccarci piedi, talloni, ginocchia e co..., al fine ultimo: l'educazione formale. Ancona oggi si vedono sparse alcune rotule e malleoli per i vialetti della caserma, ma questi ad un carrista non servono: bastano i suoi cingoli!

LE PULIZIE

Allo stesso modo della marcia, noi credevamo di sapere cos'era l'igiene. Negativo! "cos'è questa polvere qui, dietro all'angolino nascosto sul fondo dell'angolo dietro del ripiano in basso dentro all'armadio?" Ebbene si! c'è sempre da imparare! Imparammo in fretta a pulire, lustrare, lucidare, smontare, riparare, rilavare, etc. etc. Le note pulizie di primavera a noi ci fanno un baffo! Perfino da Voghera le casalinghe scendono a chiedere delucidazioni sulle nostre perfette pulizie; oppure per chi non possa giungere a noi, consigliamo il testo: "172°Corso AUC:

pulisci e fai la Botta!", reperibile nelle migliori librerie specializzate.

LA ROVENTE ESTATE LECCESE

Alla partenza tutti noi pensammo: "Bella Lecce: c'è il mare, mi prendo il costume da bagno. Chissà che abbronzato che divento!" Negativo! Ancora oggi portiamo i segni della ben nota "abbronzatura del muratore" (collo, viso, braccia bruciati, tutto il resto bianco!). Infatti il mare è a poca distanza, il sole è ottimo, la divisa un po' meno. Calcolando inoltre che arrivammo il 16 giugno, e che fino a metà luglio fummo obbligati a vestire la mimetica con la giubba indossata e il basco calzato, ben poco giunse sulla nostra pelle. In compenso però giunse un caldo tipo inferno del deserto, con un picco spettacolare di 46° all'ombra.

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E noi, massicci e potenti, proprio quel giorno marciammo per otto ore, dimostrando che i carristi non temono nulla e nessuno. Convinzione questa che a tratti veniva messa a dura prova durante le varie attività (vedi SAST con 42° all'ombra o corsa cadenzata a 43°), ma mai nessuno si lasciò andai-e, e alla domanda dei sempre più massicci nostri istruttori: "qualcuno è stanco?" Solo un rombo di tuono fendeva l'aria "no! Non siamo mai stanchi!" E così ci toccavano sempre almeno due giri in più, e tanti chili di pancetta e ciccia varia in meno.

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In piedi: Filippo, Eugenio, Remo, Fabrizio, Alvise, Giampaolo, Vincenzo,
Accosciati: Arnaldo, Alessandro, Nicola, Giuseppe, Antonio

PIANTONI NOTTURNI

Se durante il giorno il sole cuoceva i nostri cervelli, la notte dava il meritato refrigerio. Unico problema però che assaliva i nostri eroi: un forte e pesantissimo sonno. Ma non un sonno qualunque. Si trattava del tipico caso di collasso da piantone notturno.

Prima una palpebra: "No, devo resistere".

Poi l'altra: "No, coraggio mancano solo un'ora e cinquant minuti al cambio". Poi tutte e due: "Magari stasera non passa nessuno a controllare!"

E in tale momento, ecco che tutti noi imparammo il significato della fascia blu dell'ufficiale di picchetto: Il riverbero azzurro prodotto si spande nell'etere a metri e metri di distanza, avvisando anche il più assonnato piantone dell'arrivo dell'ispezione.

Ispezioni che ci videro sempre e solo massicci e incazzati, con piantoni pronti a difendere i loro colleghi da ogni terribile evenienza, tanto che tali controlli venivano appositamente reiterati durante la notte, apposta per vedere il magnifico spettacolo dei piantoni AUC sempre all'erta.

LE LEZIONI IN AULA

Gloria ed onore caratterizzano da sempre il Corso AUC estivo, ma più di tutto un elemento lascia il segno indelebile: le lezioni svolte con. temperature da Sahara! Le aule, che in inverno si ricoprono di stalattiti secondo le informazioni giunte da Radio Naja, in estate diventano forni crematori, capaci di fondere i cervelli più temprati, e diffondere nell'aria i più disparati vapori e lezzi mefitici, che salgono dai singoli allievi in piena evaporazione acquea.

Torpore diventa così l'unico stato assunto dal plotone, e sonno la parola d'ordine. Fortunatamente gli integerrimi istruttori risultano inattaccabili dalle tentazioni di Morfeo, e stimolano continuamente l'attenzione con esaurienti e imprevedibili domande. Subito, sempre più incazzati, reagimmo a questa dura prova e aggiungemmo in breve la capacità di eseguire all'imperativo: "il carrista non dorme, riposa". Infatti i ventuno giovani carristi riuscirono a seguire perfettamente tutte le lezioni a occhi chiusi, perfino ponendo domande e offrendo risposte alle sollecitazioni degli istruttori. Si giunse poi al culmine in cui si riusciva perfino a dormire tra la propria domanda e la risposta dell'Ufficiale presente, ma tali doti sono e saranno sempre solo gloria del 172° Corso AUC.

ABILITAZIONE ALLE ARMI

Alla domanda "quanti di voi hanno già sparato?", solo pochi audaci risposero:

"Si, da piccolo, con le pistole di plastica!" Ma nessuno si perse d'animo, ed anzi questa prova era quella decisiva: sparaire e fare centro, o andare a vendere frutta al mercato!

Giorni e giorni di preparazione ci addestrarono su come impugnare le armi, evitare spargimenti di sangue, andare a terra, sbucciarsi le ginocchia e i gomiti, caricare le armi, smontaire le armi, strizzarsi le dita, etc. etc.

Ma il giorno decisivo ci vide tutti impavidi e pronti al fuoco. Sotto gli occhi attenti dei nostri istruttori, e con i consigli del Comandante di Compagnia e del suo Vice ("chi è quello nella piazzola n.7? Stia a rapporto!"), sparammo migliaia di colpi, tutti a segno, dimostrando il valore dei nostri sforzi.

Lanciammo bombe su bombe, proiettili su proiettili certi delle nostre capacità. Ignari eravamo invece a proposito di cosa servisse l'abilitazione alle armi. Ma pochi di noi, come al solito i più fortunati, capirono il nesso tra questo e il famigerato PAO.

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Il primo PAO

PAO, ovvero "Passa più tardi che Adesso hO da fare la botta" era una novità. Bella O almeno i primi dieci minuti, ma dopo il primo turno, capimmo appieno cosa ci aspettava: il piantonaggio armato alla porta carraia, ovvero come sprecare i propri anni migliori della vita.

BOTTA DA STUDIO E ACCERTAMENTI

Essendo tutti laureati o quasi, nessuno si spaventò di fronte alla minaccia di pressanti ore di lezione e studio obbligatorio. Negativo! Mai studiare è stato così difficile, considerando che si trattava di aprire i libri alla sera, dopo interminabili giornate a marciare, correre, strisciare, seguire le lezioni, pulire e lucidare. Ancora oggi le nostre smossi sono macchiate indelebilmente dal sudore gocciolato dalla nostra fronte, quando, assidui e mai domi, iniziavamo a studiare con ancora il sole alto sull'orizzonte, e terminavamo quando un Tenente entrava in cameretta e ci metteva a rapporto per le pennichelle fatte con la testa sui libri e la penna ancora in mano!

Tesi per gli esami? Di più! Letteralmente angosciati da prove di difficoltà omerica, ci trovammo di fronte a quesiti sul modello "sfinge egiziana": "qual'è l'ostacolo numero 9 della CAGSM", oppure ancora "come organizzare un fissaggio di 3 brigate avendo solo mezzo plotone corazzato?" Ma il massimo è stato raggiunto quando sostenemmo un mefitico accertamento di trasmissioni dalle 11.45 alle 12.30 dopo 4 ore di allenamento alla CAGSM, senza nemmeno aver avuto il tempo di lavarci le mani e i piedi, con una temperatura all'ombra di 46°

FINALMENTE SOLI

"Bello perdere un tormento!": ecco cosa abbiamo pensato quando i nostri anziani se ne sono andati perché ormai promossi S. Tenenti.

Bella però anche la fase del passaggio della stecca e delle celebrazioni secondo le tradizioni.

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Gli Allievi Ufficiali provenienti dalla Sicilia. Da sinistra: Matteo, Filippo, Antonio, Antonio T., Enrico e Fabrizio.

Di rilievo in particolare una cena commemorativa con i nostri anziani durante la quale si raggiunse l'apice, un attimo di follia, dello sbrago, arrivando a sbottonare perfino le camice dei camerieri!

Ma la gioia maggiore ci giunse in contemporanea, in relazione alle festività di metà agosto, in virtù delle quali ottenemmo ben 4 giorni di licenza viaggio compreso. Giorni spesi a respirare l'amore delle nostre fanciulle e piangere per le nuove sicure torture.

LA SECONDA FASE: LA BOTTA

Credevate che fatta la prima fase tutto fosse finito? Negativissimo. La seconda è peggio della prima e la terza non passa proprio un c ... o.

Studio disperato, corse affannate, ufficiali di ritorno dalle vacanze durante le quali erano stati derubati del portafoglio e quindi dovevano sfogarsi con qualcuno, e sempre, sempre un terribile caldo!

Fortunatamente cominciammo a scoprire che il mare non era tanto lontano, e la tintarella assunse qui lo stile del massiccio.

IL 173° CORSO

 "Che brutto!", "che piccolo!", "guarda quello!", "dai, dai, vai!".

Come rinati, come risorti dalle proprie ceneri, come risvegliati da un sopito orgoglio ci scagliammo con ardore contro i nuovi malcapitati. Finalmente qualcuno più missile di noi, finalmente i nuovi adepti da sacrificare sull'altare della gloria dell'Esercito Italiano. Incredibile vedere sgomento e incapacità a reagire, se non vero terrore, sui loro volti. Cose queste che ci fecero sentire ormai maturi (falso!) e consci appieno di ciò che era successo a noi.

IL CAMPEGGIO FLORIANI

Su una ridente località marittima, con vista prospiciente a sabbiose spiagge bagnate da un arrugginito mare, e con solo reti di concertina articolate su 3 linee e alternate a pericolosissimi muri di recinzione, e localizzata la base tecnica logistica di Torre Veneri. Consigliata ad asmatici per la grande presenza di iodio nell'aria, e a reumatici per la secchezza dei venti che si infilano tra le fessure delle campate, questa caserma meriterebbe di essere inserita nella "Guida Michelin". Perfino l'Artusi poi, nelle sue opere di culinaria, la cita come esempio di schietta operosità nelle cucine. Peccato che si tratti solo di un campeggio, o meglio di un bivacco se non un vero accampamento stile profughi.

Noi, belli e puliti, in uscita dall'hotel Nacci, mai potevamo immaginare un simile scempio alla vita organizzata e sociale del XX secolo: disagio e fatiscenza, sbrago e sbrago. Anche questo fa parte della Botta!

Come contraltare ci furono però gioiose novità, ma questa è un'altra storia, e per chi non la conosce, diciamo solo: "la Botta dovete fare!"

I CARRI ARMATI

 Enormi bestioni risalenti al mesozoico, dotati di fauci possenti e nessuna pietà, li incontrammo dapprima in incomprensibili smossi, e poi, finalmente dal vero! "Voglio fare il pilota", "No io", "No io", "Tu non sei capace, vado io!"

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Foto di gruppo per 14 allievi del 172° Corso AUC.

Zuffe, risse e ricchi cotillon per tutti furono il risultato dell'"Ansia del carrista", nota sindrome di astinenza dal carro, dovuta al calo di olio da scovolaggio nel sangue. Basta però una sgommata in curva nel fango, un salto atterrando su un cingolo solo e due colpi in movimento per ristabilire l'equilibrio. Equilibrio che alla lunga tende a modificarsi in maniera opposta alla fase iniziale, con il risultato di terribili tentativi di imboscamento quando l'ufficiale ordinava a qualcuno di compiere una delle tante tremende attività sui carri, quale brandeggiare manualmente per 360°, alzando e abbassando ritmicamente la bocca da fuoco.

IL GIURAMENTO SOLENNE

Orgogliosi di così tanta solennità, tutti noi durante le prove avremmo senza dubbio donato litri di sangue per averlo "meno solenne".. Eppure no!

Massiccio doveva essere e massiccio è stato!

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Settimane e settimane di estenuanti prove di marcia e di "presentat-arm"; notti insonni a provare il perfetto allineamento di tutti i lobi delle orecchie di ogni partecipante, netturbini presenti compresi; terribili prove di resistenza per i nostri missili, obbligati a giurare con noi e così sopportare le nostre angherie; ma soprattutto discorsi modello "Parlo perché lo devo fare".

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Questo sopportammo, ma finalmente il D-day giunse, e noi, spavaldi ed orgogliosi, riuscimmo a sbagliare passi, muovere tutti i muscoli quando il generale parlava, salutare i genitori con entrambe le mani, e ridere delle missilate altrui: "Potente la Vecchia, eh?

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RITORNO ALL'HOTEL NACCI

Come presi di mira da un esercito straniero inimico ( a testimonianza vi fu la artiglieria contraerea), come presi di mira dalla sfortuna, come presi per i fondelli, fummo obbligati a lasciare il Campeggio Floriani e tornare all'Hotel Nacci, dove riposavano la notte le stanche membra, e che lasciavamo ogni mattina fino a sera, per espletare il duro lavoro del carrista: "scoppiare"

Ma non solo questo: fummo altresì obbligati a muovere dalle camerette della seconda compagnia a quelle della prima compagnia, dove alloggiavano i sempre più stupefatti missili! Ottimo sotto certi aspetti (vedi servizi a turno quasi unico), pessimo sotto altri (vedi punizioni per dare il buon esempio), superammo anche questa impasse: nessuno spezzerà i nostri cingoli!

CARICARE - PUNTARE - FUOCO

Tre ordini; tre imperativi in uno: colpire nel centro! Ecco cosa pensammo durante l'abilitazione al tiro con i carri, e durante un mai così bello plotone a fuoco! Perfino dal lontano Catai giunse un messo viaggiatore per apprendere i segreti della fine arte del combattimento corazzato. Arte, questa, che non ha altri poeti se non il 172° Corso AUC. Ancora oggi i profani si pentono di non avervi assistito, e soprattutto non sapranno mai quanto piacere può fare il suono di una bocca da fuoco che sputa colpi covati per 5 mesi!

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TUTTO IL RESTO

Onori ai labari; picchetti ai novantenni; picchetto al cimitero e dopo al circolo di tennis; sfilata con omaggi; corveè esterne domenicali straordinarie con estirpazione di alberi di fico; lucidature di anfibi con le unghie; peli e pelucchi nascosti nelle tasche per evitare punizioni al contrappello; uscite in divisa che ci rendevano riconoscibili da chiunque non ci dovesse vedere, e allontanavano ogni donzella che avvicinavamo; piantonaggi ai lavabi con specchi lucidati con il sudore della fronte;

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piantonaggi alle turche perchè non si trovava di meglio; traduzioni dall'inglese condotte nei WC prendendosi anche il cazziatone; studi universitari condotti in modo fallimentare durante il corso; ore e ore passate a scrivere stupidaggini nel giornalino; fotografie rubate di nascosto; sfuriate dettate dalla tensione; abbracci di gioia; Odio e Amore: anche questo è. il corso AUC!

 

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